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E’ un inverno particolarmente piovoso e freddo nella Sardegna meridionale e, naturalmente, anche sulla Sella del Diavolo.   Pioggia significa anche vita per la fauna e la vegetazione.    Sono comunque settimane dedicate anche alla sensibilizzazione: dall’assistenza ai frequentatori del Coast Day ( ottobre 2008 ) alle informative presso Istituti scolastici, alle conferenze tenute presso associazioni culturali come l’UniTrè di Oristano, per presentare i valori naturalistici, paesaggistici e storici di questo splendido gioiello ambientale sardo.  Siamo, infatti, sempre disponibili alla presentazione degli itinerari conoscitivi della Sella del Diavolo, per conoscerla, apprezzarla, difenderla.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

    Dopo il successo delle escursioni guidate durante le recenti Giornate europee del Patrimonio, nell’ambito delle iniziative del Coast Day 2008 in Sardegna le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico propongono, in collaborazione con l’Agenzia della Conservatoria delle coste e Sardegna Promozione, una nuova escursione guidata sul sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo (Cagliari).   L’appuntamento è per sabato 25 ottobre 2008, alle ore 9.30 presso il piazzale di Cala Mosca.

      Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

Grande successo delle escursioni guidate sul sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo promosse dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico nell’ambito delle Giornate europee del Patrimonio: oltre 250 partecipanti di tutte le età, in maggioranza cagliaritani, hanno potuto conoscere ed apprezzare i valori naturalistici, paesaggistici e storico-culturali della Sella del Diavolo, uno dei “gioielli” ambientali e culturali di Cagliari. Grande e palpabile la soddisfazione degli escursionisti.  Due le escursioni guidate, partite alle ore 17.00 di sabato 27 settembre ed alle 10.00 di domenica 28 settembre 2008 presso il Piazzale di Cala Mosca.   Le due escursioni sono state illustrate dalle guide volontarie che curano il programma escursionistico finalizzato a far conoscere gli incomparabili valori naturalistici, paesaggistici e storico-culturali di uno dei luoghi più suggestivi della Sardegna.  Bissato il successo delle Giornate europee del Patrimonio nel 2007.

                 Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

Il 27 e il 28 settembre 2008 l’Italia partecipa alle Giornate Europee del Patrimonio con lo slogan: “Le grandi strade della cultura: viaggio tra i tesori d’Italia” .   Per due giorni l’Italia si trasformerà in un grande teatro aperto gratuitamente a tutti, dove centinaia di palcoscenici, sparsi in ogni regione, metteranno in scena, la bellezza, la storia e la cultura del nostro paese. Una festa che si traduce in molteplici modi: aperture di luoghi d’arte, presentazione di restauri e lavori in corso, percorsi naturalistici e storici, convegni di approfondimento, concerti, spettacoli, proiezioni cinematografiche, itinerari gastronomici e soprattutto iniziative nell’ambito della didattica.    Le Giornate Europee del Patrimonio sono state istituite ufficialmente nel 1991, quando i Ministri della Cultura del Consiglio d’Europa decisero di estendere a tutta l’Europa le “giornate a porte aperte”, inaugurate in Francia nel 1984. Le Giornate, volute per valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico, per sviluppare nei cittadini europei la consapevolezza delle proprie radici comuni, sono un’occasione per condividere la straordinaria ricchezza del continente in cui viviamo e per imparare a conoscere ciò che è fonte di storia e identità: un’opportunità di sviluppo e creatività, nella convinzione che ogni esperienza genera passione e rispetto per ciò che si conosce.
In tutta Europa dunque, per le Giornate Europee del Patrimonio, durante un fine settimana del mese di settembre o di ottobre, monumenti, palazzi e aree culturali, alcuni abitualmente chiusi, si aprono gratuitamente al pubblico, si organizzano eventi e si propone ai cittadini di scoprire e vivere il proprio patrimonio e di diventare parte attiva nella sua salvaguardia e valorizzazione per trasmetterlo alle generazioni future.    L’Italia partecipa alle Giornate dal 1995 e ogni anno dedica all’iniziativa l’ultimo sabato e domenica del mese di settembre. Da tredici anni quindi, le Giornate sono diventate un evento sempre più atteso dal pubblico italiano, con un programma che si è andato arricchendo nel tempo, grazie al numero dei luoghi aperti e visitabili gratuitamente.  All’iniziativa aderiscono anche il Ministero degli Affari Esteri – con gli Istituti Italiani di Cultura all’estero – il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la Protezione Civile – con i propri volontari su tutto il territorio nazionale – le Regioni, gli Enti Locali, organizzazioni private, associazioni e, per la prima volta quest’anno, anche il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e L’Immigrazione – Fondo Edifici di Culto (FEC).

Anche quest’anno inoltre, le Giornate Europee del Patrimonio vedono accanto al Ministero per i Beni e le Attività Culturali due partner d’eccezione: il F.A.I. – Fondo per l’Ambiente Italiano e Autostrade per l’Italia che con la scelta di oltre 250 beni monumentali di rilevante interesse, situati in prossimità della rete autostradale,contribuiscono ad accrescere l’offerta culturale.  Per l’occasione è stato, inoltre, creato un sito dedicato alle Giornate Europee del Patrimonio, dal quale è possibile visionare schede dettagliate degli eventi, una selezione di appuntamenti di particolare rilievo,  e qualsiasi tipo di informazione inerente alla manifestazione europea. Il link diretto è il seguente: www.beniculturali.it/giornate_europee_08/index.html  

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, come già nel 2007, partecipano alle Giornate europee del Patrimonio con l’escursione guidata sul sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo, con partenza alle ore 17.00 di sabato 29 settembre ed alle 10.00 di domenica 30 settembre 2007 presso il Piazzale di Cala Mosca, a Cagliari.   Le due escursioni saranno illustrate dalle guide volontarie che curano il programma escursionistico finalizzato a far conoscere gli incomparabili valori naturalistici, paesaggistici e storico-culturali di uno dei luoghi più suggestivi della Sardegna.

          Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

L’estate sulla Sella del Diavolo è stata molto intensa e divertente, soprattutto grazie ai turisti e ai curiosi che hanno voluto scoprire una delle zone più suggestive di Cagliari e ammirare un panorama mozzafiato.

Nei mesi di luglio e agosto, abbiamo accompagnato, grazie alle guide turistiche Claudia Ghiani, Laura Lecca,  Cristiana Puddu, Claudia Massidda, Natasha e Valentina Sebis, Francesca Zedda, alcuni gruppi di turisti che hanno deciso di abbandonare per qualche ora la comoda e splendida nave da crociera che li ospitava, per passeggiare tra la fitta vegetazione della Sella; una cinquantina di studenti universitari provenienti da mezza Europa, a Cagliari per un incontro organizzato dall’A.E.G.E.E., l’associazione degli studenti di giurisprudenza europei. Il loro entusiasmo per la storia della Sella del Diavolo e lo stupore nei loro occhi davanti a tante bellezze naturali, ci hanno dato tanta soddisfazione e ci hanno fatto comprendere sempre più quanto sia importante e giusto far conoscere quel piccolo gioiello cittadino alle persone amanti della natura e della storia. Lo scorso 23 agosto abbiamo, inoltre, dato il nostro contributo alla campagna di sensibilizzazione organizzata dalla Conservatoria delle coste della Sardegna, distribuendo i “portacicche” ai bagnanti della spiaggia di Cala Mosca (la spiaggia situata sul lato occidentale del promontorio) con un riscontro molto positivo sia da parte dei fumatori che dei non fumatori, esasperati dalle cicche abbandonate dai maleducati sulle spiagge.

Per questo mese di settembre, le guide accompagneranno sulla Sella un gruppo di studenti tedeschi, nell’ambito dei gemellaggi organizzati dall’Istituto tecnico linguistico “G. Deledda” e, naturalmente, chiunque vorrà trascorrere qualche ora a contatto con la natura, per guardare Cagliari dall’alto e fermarsi ad ammirare il confine tra mare e cielo. Per qualunque informazione potete contattarci all’indirizzo che trovate nel box a destra e, nel caso decideste di fare una gita insieme a noi, vi consigliamo di indossare un paio di scarponcini che vi proteggano da rami sporgenti e slogature!

sella del diavolo, sentiero

 

Al demanio militare, singolari vuoti urbani nell’area di Cagliari, và attribuito il merito di aver difeso ad oltranza dall’incontrollata e caotica crescita edilizia importanti ambienti e paesaggi naturali spesso inseriti in siti dominanti il territorio cagliaritano.   La Sella del Diavolo, sul promontorio di Sant’Elia, è un tipico esempio.  Le analisi compiute sul campo hanno permesso la realizzazione di un sentiero verde, che, attraversando aree peculiari per le valenze archeologiche, ambientali, ecologiche e paesaggistiche, restituisce alla Città ed alla Sardegna un nuovo luogo meritevole di salvaguardia e di un’attenta valorizzazione.   Ecco il percorso proposto, con le specifiche valenze dei singoli punti.

Partenza: Piazzale di Cala Mosca, percorsi circa 150 metri in direzione dell’omonimo Albergo, si giunge al punto 0 (inizio del sentiero).  Dopo circa 7 minuti di percorso (in salita) si raggiunge il primo punto di sosta.

Punto 1: si può vedere, in direzione nord – nord ovest, il fronte delle cave (origine romana, fino al ‘900).  Dopo altri 8 minuti circa di percorso (in salita) si raggiunge il secondo punto di sosta.

Punto 2: si possono vedere il mare aperto, la Torre dei Segnali con il Faro di Cala Mosca, il porto canale, l’area industriale di Macchiareddu e la stessa Cagliari.  Dopo altri 10 minuti di percorso pianeggiante, fra peculiarità botaniche come la Palma di S. Pietro, vari olivastri e ginepri, si raggiunge il terzo punto di sosta.

Punto 3: è una vera e propria terrazza naturale su Cagliari, il Poetto, le saline. E’ uno dei punti panoramici più interessanti del sentiero. Sul crinale è possibile osservare completamente sia la visuale a nord che quella a sud del versante. Nel primo caso si può scorgere la lunga lingua di terra fra mare e saline che caratterizza uno dei paesaggi cagliaritani, la spiaggia del Poetto, mentre verso sud la visuale può spaziare sull’intero promontorio.   Seguendo un percorso naturale lungo il crinale, si costeggia l’antica strada romana che saliva da Portus Salis (oggi Marina Piccola) attraverso una tagliata nella roccia fino a raggiungere, dopo 6 minuti, il quarto punto di sosta.

Punto 4: qui è possibile osservare la cisterna romana ed il sistema di raccolta dell’acqua piovana.  Dopo altri 5 minuti di percorso, si raggiunge il nuovo punto di sosta.

Punti 5 e 6: il primo elemento naturale, facilmente percepibile, è lo sperone naturale della Sella del Diavolo, poi la Torre di S. Elia, la Torre del Poetto, i ruderi delle installazioni militari della II guerra mondiale ed i resti del complesso monastico di S. Elia, dove vennero rinvenute (1621) le reliquie del martire.  Dopo altri 7 minuti di cammino si giunge al settimo punto di sosta.

Punto 7: da qui si domina la falèsia sovrastante la Grotta dei Colombi.   Dopo altri 4 minuti si raggiunge l’ottavo punto di sosta.

Punto 8: seguendo l’antica viabilità di epoca romana, si trova la cisterna di forma trapezoidale lunga circa 27 metri di epoca punica.  Dopo ulteriori 9 minuti di cammino si arriva al nono punto di sosta.

Punto 9: da qui si domina l’intero canyon naturale, ricco di vegetazione mediterranea, scavato da un antico corso d’acqua che ha modellato il territorio, quasi un pezzo di Supramonte portato nel mare di Cagliari.        A partire da questo punto sono offerte dal sentiero due alternative: la prima consente, dopo 12 minuti di cammino, di raggiungere il decimo punto di sosta da dove si può ammirare Cala Fighera (Punto 10) e rientrare – dopo altri 8 minuti di percorso – al punto di partenza e a Cala Mosca; la seconda prevede – sempre dopo 8 minuti di cammino – un arrivo più rapido all’inizio del sentiero verde e a Cala Mosca.

L’intero sentiero naturalistico ed archeologico è percorribile in circa 90 minuti di cammino, naturalmente non tenendo conto dei periodi di sosta.  E’ percorribile da chiunque, basta avere un po’ di buona volontà ed un paio di calzature robuste.  Durante la stagione calda è preferibile portarsi una scorta d’acqua.sella del diavolo, sentiero, legenda

 

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

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Un avvenimento particolarmente curioso si verificò nella Sardegna spagnola seicentesca: la febbrile ricerca delle spoglie dei martiri cristiani (1610-1630), quasi un’indagine archeologica ante litteram, trucidati durante le persecuzioni romane. Chi, fra l’arcivescovo di Cagliari e l’arcivescovo di Sassari avesse rinvenuto più spoglie di martiri (“cuerpos santos”) fra le terre della propria giurisdizione avrebbe potuto aspirare all’importante titolo di Primus Sardiniae et Corsicae. Nel 1621 si giunse, quindi, all’inventio delle reliquie di S. Elia sulla Sella del Diavolo (presso il piccolo complesso monastico), traslate a Cagliari l’anno successivo nella Cappella dei Martiri, al Duomo, in quanto la Chiesa di S.Elia (passata nel XVI secolo ai Carmelitani) non era più ritenuta sicura a causa delle scorrerie dei pirati barbareschi.  Insieme alle ossa, conservate in una cassetta lignea, venne rinvenuta un’iscrizione (della quale è rimasta una trascrizione) databile al X secolo.   Da allora risale la progressiva rovina del complesso monastico, ormai non più abitato permanentemente.   Nel 1717 l’area venne anche bombardata dalla flotta spagnola che assediava dal mare Cagliari, appena passata in mano agli austriaci in forza del trattato di Utrecht (1713) che pose fine alla guerra di successione spagnola (1701-1713).   Nel 1720 la Sardegna ed il suo regno passavano alla casata dei Savoia, che assunsero così anche il titolo di re di Sardegna.     La Sella del Diavolo e i colli di S. Elia divennero importante baluardo per la difesa di Cagliari dall’attacco della flotta rivoluzionaria francese nel 1793: venne realizzato (ma mai completato) il Forte di S. Elia (conosciuto come Forte di S. Ignazio) e munito di un piccolo parco di artiglierie.  Successivamente, a partire dal 1804, cessata la minaccia francese sull’Isola, divenne una succursale del Lazzaretto di S. Elia.    La Commissione mista Esercito – Marina, istituita nel 1919 con la precisa finalità di provvedere alla predisposizione di un sistema difensivo anti-nave e anti-aereo del porto e dell’aereoporto di Cagliari, rese, nel corso degli anni ’20 del secolo scorso, l’intera zona Sella del Diavolo – colli di S. Elia parte dell’ingente demanio militare cittadino.  Vennero realizzate batterie anti-nave e antiaeree, nonché posti di avvistamento sui colli di S. Elia, sulla Sella del Diavolo e nella zona di Cala Fighera (Batteria Prunas), sotto i comandi Di.Ca.T. (Difesa Contraerea Territoriale) e F.A.M.    A partire dagli anni    Durante la II guerra mondiale Cagliari, considerata un importante obiettivo militare per il suo porto ed il suo aeroporto, fu sottoposta a dure prove, soprattutto con i devastanti bombardamenti alleati della prima metà del 1943 con migliaia di vittime civili e militari.  Anche in questi difficili frangenti la Sella del Diavolo svolse il proprio ruolo di difesa della Città e della sua popolazione, con pochi mezzi, avversa fortuna, ma molta abnegazione.

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Sella del Diavolo, torreBuona parte delle preesistenti strutture di epoca punico-romana vennero riutilizzate in epoca medievale.  Certamente le cisterne ed i sistemi di raccolta idrica da parte dei monaci benedettini dell’Abbazia di S. Vittore di Marsiglia (monaci vittorini) che ebbero in donazione (1089) dal Giudice di Cagliari Costantino Salusio II il Priorato di S. Saturno con i beni e le relative otto chiese afferenti, fra le quali S. Elia de Monte o de Portu Salis.    Molto probabilmente già in epoca altomedievale era presente un edificio di culto dedicato al martire Elia (presumibilmente un eremita martirizzato durante le persecuzioni di Diocleziano nella seconda metà del III sec. d. C.).   Molto probabilmente si trattava di un edificio di culto pagano (il tempio di Astante – Venere Ericina ?) riadattato alle nuove esigenze cultuali e consacrato. I monaci vittorini ressero comunque la chiesa ed un piccolo monastero dedicato a S. Elia.   Ma fra le strutture più caratterizzanti il paesaggio della Sella del Diavolo sono sicuramente le torri costiere, realizzate a più riprese a partire dal medioevo per la difesa dell’Isola dalle incursioni genericamente definite dei mori e dei barbareschi.   All’epoca del predominio pisano (XII sec.) può essere datata la Torre di S. Elia, eretta nei pressi della chiesetta omonima e databile in base ai documenti d’archivio e ad un’iscrizione marmorea che un tempo doveva essere murata nella parete esterna della sua base. Secondo l’epigrafe, il Comune di Pisa la realizzò nel 1282 sotto la direzione del capomastro Bartolomeo Provincialis.  La funzione non era solo quella difensiva, ma era anche faro per i naviganti, tant’è che successivamente venne chiamata anche Torre dei Segnali.      Più oltre, in direzione della Città, sorge la Torre del Prezzemolo, chiamata originariamente Torre di Cala Bernat o di Capo Bernat, edificata nel XVI sec.     Il nome originario di Lanterna e, poi, in epoca spagnola, di Torre del Pohuet (del Pozzetto, in catalano, forse per la vicinanza con la cisterna romana) individua, invece, una struttura ben solida realizzata forse anch’essa nel XIII sec., rimaneggiata nel ‘600, e che fungeva – grazie ad un grande braciere – anche da faro.  Da essa prende nome il litorale e la spiaggia del Poetto.    La terza torre del Capo S. Elia è proprio sul promontorio della Sella del Diavolo e risultava già in rovina nel 1720, in base alla relazione sullo stato del sistema difensivo sardo delle torri costiere redatto dall’ingegnere militare piemontese De Vincenti.  Ogni torre aveva guarnigione ed “armatura” in ragione della sua importanza. 

 

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Sella del Diavolo, preistoriaFin dal neolitico antico, il promontorio di S. Elia risulta frequentato ed abitato, come testimoniano i reperti rinvenuti nella grotta di S. Elia nel 1878 (scavi dell’Orsoni) e nella c.d. stazione all’aperto della Sella del Diavolo o di Marina Piccola.   Anche per il neolitico medio ci sono attestazioni sicure di frequentazioni dell’area, rappresentate dal vasetto globulare biansato e con collo cilindrico rinvenuto nella grotta del Bagno penale (scavi del Taramelli, 1903).    Nel neolitico recente le tracce di insediamenti in vari siti del promontorio si fanno più cospicue: oltre ai rinvenimenti nella grotta di S. Bartolomeo (oggi scomparsa a causa di una frana) ed alla presenza delle domus de janas della catena del Semaforo e di S. Bartolomeo (forse monocellulare), sono stati documentati fondi di capanne e resti di focolari con avanzi di pasto, ceramiche e strumenti litici nella c. d. stazione del Poetto e nella grotta dei Colombi (ora accessibile solo dal mare), che ha restituito resti umani e materiale archeologico della prima età del ferro.  Al bronzo antico datano le tracce di cultura di Bonnannaro riscontrate nelle grotte di S. Elia, di S. Bartolomeo e del Bagno penale, mentre ceramiche nuragiche sono alquanto diffuse su tutto il promontorio (in particolare nella grotta del Bagno penale) e datano al bronzo medio e recente ed alla prima età del ferro.   Nella cartografia pubblicata dal prof. Enrico Atzeni (Dipartimento di Scienze archeologiche e storico-artistiche dell’Università di Cagliari), autore di indagini topografiche e scavi (1950-1970), sono ben evidenziati i singoli siti.  In epoca protostorica e storica l’area non sembra facesse parte del nucleo urbano, ma piuttosto poteva costituire un importante polo culturale-religioso della sua periferia orientale.   Queste considerazioni (sia di storici che di urbanisti) tengono conto della presenza di resti del tempio di Ashtart o Venere Ericìna, frequentato in epoca punica e romana, e di poche vestigia relative al monastero benedettino di S. Elia, di epoca medievale, ancor oggi visibili.    Le rovine del tempio punico furono identificate come relative al santuario di Ashtart grazie al rinvenimento in situ di un epigrafe con colombe (simboli della dea) recuperata dal Nissardi e conservata al Museo Archeologico nazionale di Cagliari (C. I. Semiticarum, n. 140).   Il testo dell’iscrizione, datata al III sec. a. C., inequivocabilmente si riferisce al culto della dea punica identificata con Venere, alla quale era connessa la pratica della prostituzione sacra attestata già nel santuario siciliano da cui deriva l’attributo di Ericìna.  Il culto di Ashtart – Venus Erycina è, secondo alcuni studiosi, caratteristico dei grandi empori marittimi arcaici, dove grandi santuari, generalmente extra-urbani, tutelavano e garantivano gli scambi commerciali con popoli diversi.  Per la Kalaris (o Kalares) punico-romana, l’odierna Cagliari, gli scambi avvenivano con greci, etruschi, punici, componenti indigene, ecc.).  Accanto ai resti del tempio è una cisterna punica, ancora ben individuabile nella sua caratteristica pianta allungata e nel profilo delle pareti che vanno a restringersi verso l’alto.   Poco distante rimangono alcune testimonianze della successiva presenza romana: una cisterna idrica ed un connesso sistema di raccolta dell’acqua piovana.    Da notare sono resti stradali (anche con impronte del passaggio dei carri), compresa una tagliata nella roccia, che indicano un collegamento viario che saliva dal sottostante Portum Salis (Marina Piccola) fin alla zona degli edifici religiosi.

 

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

                                                                                                                                    veduta del poetto dalla sella del diavolo                                     

   Vi sono varie leggende popolari legate alla Sella del Diavolo, la più nota è certamente quella relativa al nome stesso del luogo che vide combattere, per il dominio del Golfo, i diavoli e gli angeli condotti dall’Arcangelo Michele.  Così come diverse sono le curiosità culturali che la riguardano.  Ad esempio, il canonico Giovanni Spano, autore di una famosa Guida di Cagliari (Edizioni Timon, 1861), ricordava che fra i ritrovamenti archeologici del suo tempo spiccava “un toro di bronzo ed alle falde due valvole di bronzo che servivano per uso di acquedotto”, purtroppo oggi andato perduto.   Una leggenda che affonda le origini in un fatto storico di sangue è quella che riguarda il fantasma del Dais.  Nel 1795, infatti, la Grotta dei Colombi, raggiungibile anche allora soltanto dal mare, fu teatro di un orribile delitto: un certo Dais, di professione barbiere e nota testa calda, era ritenuto (non si sa in base a quali prove) l’autore dell’assassinio dell’Intendente generale don Gerolamo Pitzolo e del Generale delle armi don Gavino Paliacho, marchese della Planaria, durante i moti popolari che avevano portato al temporaneo scommiato (rimpatrio) dei governanti piemontesi nel 1793.  In Dais venne quindi condotto da alcuni “amici” in barca alla Grotta con il pretesto di una battuta di caccia ai colombi, allora in uso: venne poi legato alla parete, a pelo d’acqua, all’imboccatura della Grotta medesima e lasciato annegare lentamente con il salire della marèa.   Da allora la Grotta dei Colombi, già mèta di escursioni in barca e battute di caccia da parte dei cagliaritani, venne ritenuta un luogo maledetto, dove vagava senza pace lo spettro del Dais alla ricerca dei suoi assassini.  E il suono prodotto dal vento e dal mare sarebbe il suo lugubre lamento.

 

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