Parchi e zone umide, patrimonio dimenticato – 27 agosto 2007

da La Nuova Sardegna, 27 agosto 2007

 

Parchi e zone umide, patrimonio dimenticato.
Gli ecologisti: «Una ricchezza per la città e il turismo, che non viene valorizzata». «Molti stranieri chiedono di visitare proprio queste aree».
 
CAGLIARI.  «L’estate sta finendo», recita una vecchia canzone. Ma a Cagliari e nonostante l’esodo (dei turisti) e il rientro (dei residenti) c’è ancora sapore di sole e mare, e vacanze. Secondo un’indagine del Sole-24 Ore le famiglie che quest’anno hanno scelto di non partire sono in aumento. E anche a Cagliari: sia perchè la città sta diventando più vivibile, che per una crisi economica strisciante che non permette di derogare alle spese normali. Intanto il capoluogo dell’isola è stato meta di turisti come non lo era mai stato negli anni passati. Tutti i dati lo confermano: da quelli degli albergatori a quelli più empirici, del turista che gira per la città. Ambiente e arte attirano, ma in molti lamentano che si sta facendo ben poco per valorizzare queste ricchezze.
Città d’arte e d’ambiente. Cagliari è sempre più segnalata come città dell’arte e dell’ambiente. E gli innamorati di Karalis, a partire dai padri fondatori di una cultura moderna e attenta all’ambiente (dall’archeologo Giovanni Lilliu, classe 1914, al letterato Antonio Romagnino, classe 1917), ne sono felici. Ma spesso il turista, più che muoversi è stato visto vagare per la città. Non che il viaggio casuale sia sempre negativo – scopri cose, meandri e anfratti che non pensavi potessero esistere – ma una città spesso chiusa lascia sconsolati. Il sidacalista Enzo Costa ha precisato che il capoluogo dell’isola ha tutte le caratteristiche – arte e ambientale – per contribuire ad allargare il flusso turistico anche alle stagioni intermedie, ma per arrivare a questo obiettivo «occore fare sistema».
Molentargius.   «Noi come Legambiente – informa Vincenzo Tiana, presidente regionale dell’Associazione – riceviamo ogni giorno telefonate di gruppi, che vengono per lo più dalla costa, che ci chiedono di poter visitare il parco di Molentargius». Un sito noto in campo internazionale anche perchè, dai primi anni Novanta del secolo scorso iniziarono a nidificarvi i fenicotteri rosa. Ora hanno «tradito» quest’area per rifugiarsi nella laguna di Santa Gilla, ma solo perchè gli argini interni alla zona umida, i cui facevano la loro casa, sono sommersi dall’acqua. «Il problema – spiega Tiana – è che bisogna riprendere al più presto la produzione del sale: per regolarizzare meglio il flusso delle acque. Mentre i turisti, per visitare o avere notizie sul sistema umido, devono rivolgersi a noi. Invece occorrerebbe un qualcosa di più strutturato in grado di dare le informazioni necessarie».
Santa Gilla.   La laguna è meno gettonata dai turisti «in quanto meno conosciuta, ma ugualmente interessante e si presterebbe anche a delle escursioni in barca», continua Tiana. In passato vi sono stati una serie di interventi volti alla riqualificazione dell’area. Tra questi «i Gilia finanziati dalla comunità europea – precisa Luca Pinna, responsabile regionale del Wwf – che ora andrebbero ripresi con la necessaria attenzione perchè l’area è ricca di avifauna e di flora». Per Pinna, però, la responsabilità non è solo dell’amministrazione che «anzi, col sindaco Emilio Floris, ha dimostrato una certa sensibilità verso l’ambiente, ma anche della società civile cittadina che dovrebbe mostrare una maggiore sensibilità in termini di iniziative e proposte: indispensabili per la valorizzazione di questa ricchezza».
Sella del Diavolo.   La leggenda (una tra tante) racconta che la caratteristica forma a sella del colle che delimita il Poetto sia il frutto delle terga diaboliche di Lucifero che, dopo lo scontro furibondo col Signore che sta nei piani alti – Dio -, cadde rovinosamente sulla terra imprimendo il suo calco sul promontorio. Battezzato da allora Sella del Diavolo. L’astuzia della ragione, o della Provvidenza, fece sì che Cagliari potesse così godere di un vero miracolo della natura: un luogo indirettamente baciato da Dio per bellezza e grandiosità. «Ma pochi vi sono saliti – afferma Stefano Deliperi, che guida il Gruppo di intervento giuridico e gli Amici della terra – noi l’altro ieri abbiamo accompagnato sulla cima della Sella un centinaio di giovani dell’Aigee, un’associazione studentesca europea che già per il secondo anno fa puntate estive in città. Arrivati in cima quei giovani ci han detto che non avevano mai visto un panorama simile: mozza fiato». Poetto, saline e stagno diventano gioielli per gli occhi e lasciano a bocca aperta. «Ecco: una ricchezza simile – precisa Deliperi – andrebbe valorizzata, sempre nel rispetto dell’ambiente». Panorami, flora e archeologia contraddistinguono la Sella. «Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare qualcosa: da settembre offriremo, per gli ospiti degli alberghi cittadini, visite guidate e totalmente gratuite sulla Sella. Ma chi governa la città non può lasciare tutto al volontariato».
Monte Urpinu, San Michele, Monte Claro.  «Pensiamo – continua Deliperi – a che cosa potrebbe essere un giro organizzato per i colli cittadini, se esistesse…». «Occorre una rispsota più attenta», ribadisce Pinna. Iniziative di animazione e spettacolo all’interno dei colli e itinerari, pacchetti da vendere ai turisti della costa e a quelli che scelgono la città. «Mancano itinerari con un senso che possano essere utilizzati dai turisti e guide che li possano condurre nei vari luoghi come capita in diverse altre città», aggiunge Tiana.
Tuvixeddu.   Il colle più gettonato in questi ultimi mesi ospita anche la più grande necropoli punico-romana del Mediterraneo, «è un tesoro la cui ricchezza l’amministrazione comunale – dice Deliperi – non ha ancora compreso appieno. Un grande parco incrementerebbe l’attrazione internazional che pian piano il capoluogo dell’isola si sta conquistando». Ad agosto il «New Yok Times» ha dedicato a Cagliari un articolo elogiativo innalzandola a luogo ideale per le vacanze nell’isola, molto più della Costa Smeralda. «Ma questa fama – ribadisce Tiana – non va dispersa: necessitano risposte organizzate da pate del Comune e degli operatori locali».
Centro storico.  L’ambiente non è solo natura, ma anche «ambiente urbano». E Cagliari è considerata «la città dei panorami», come afferma Romagnino, che si erge su dieci colli che regalano tanti punti di vista a chi la percorre in lungo e in largo. «Ma i turisti viaggiano per lo più spaesati. Non ci sono punti di riferimento, guide organizzate, nè servizi che permettano di vivere la città, non ultima una più costante e continua apertura dei negozi».

Roberto Paracchini

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