Le transenne comunali sul sentiero della Sella del Diavolo (Cagliari) che ci fanno ancora?

pannello del sentiero naturalistico e archeologico della Sella del Diavolo

Ormai è chiaro, anzi chiarissimo: le transenne e i cartelli di “pericolo frane” e di “divieto di accesso pedonale” posti dal Servizio protezione civiledel Comune di Cagliari per sbarrare l’accesso al sentiero naturalistico e archeologico della Sella del Diavolo non hanno alcuna base giuridica e, soprattutto, mancano di semplice buon senso.

Dopo la Capitaneria di Porto di Cagliari, infatti, anche il Comune di Cagliari – Servizio protezione civile ha risposto (nota n. 184686/A3 del 7 settembre 2012) alla richiesta di informazioni a carattere ambientale e modifica provvedimenti (12 agosto 2012) delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.    Sono state così fornite le motivazioni dell’intervento, sono state acquisite le documentazioni disponibili e, soprattutto, è stata manifestata la disponibilità a rivedere una decisione dagli effetti palesemente eccessivi.

Già con ordinanza Sindaco di Cagliari n. 86 del 27 luglio 2010 era stato giustamente inibito l’accesso alla viabilità del lato est di Cala Mosca a causa della caduta di alcuni massi e il Comune di Cagliari, davanti a nuovi cedimenti del terreno, ha chiesto alle Autorità militari (14° Reparto infrastrutture, Ufficio demanio) ha chiesto la realizzazione di interventi di consolidamento[1].   Con nota n. 12.02.02/30193 dell’8 giugno 2012, la Capitaneria di Porto di Cagliari ha comunicato al Comune di Cagliari l’avvenuta segnalazione da parte del Soccorso alpino e speleologico della Sardegna del C.A.I. dell’avvenuto deterioramento di parte delle reti di protezione paramassi sovrastanti Cala Fighera, dove – in palese violazione delle ordinanze di divieto di accesso della Capitaneria di Porto (1987) – singoli, gruppi e associazioni hanno svolto arrampicate libere effettivamente pericolose, nonché addirittura corsi di roccia.

Cagliari, Sella del Diavolo, cartelli “pericolo frane” e transenne

Conseguentemente, il Comune di Cagliari – Servizio protezione civile ha chiesto alla Regione autonoma della Sardegna, alla Provincia di Cagliari e alle Autorità militari (note nn. 138121 e 138149 del 26 giugno 2012) di porre in essere interventi di consolidamento a Cala Fighera e la Prefettura di Cagliari (nota n. 45929/2012/P.C. del 26 luglio 2012) ha chiesto “l’installazione di barriere di preclusione e di “appositi cartelli monitori per gli itinerari verso Cala Mosca e Cala Fighera.

E così il Comune di Cagliari – Servizio protezione civile ha provveduto, agli inizi di agosto 2012, a togliere i pannelli illustrativi di alcuni percorsi (denominati curiosamente “piste”) predisposti proprio in base al progetto promosso dallo stesso Comune di Cagliari che portavano (loro) proprio nelle zone con pericolo di frane[2].

cartelli “pericolo frane” sull’accesso verso l’imbarcadero costiero: da notare l’assenza di cartelli di “divieto di accesso”

Fra l’altro ha provveduto a sbarrare anche l’accesso al sentiero naturalistico e archeologico della Sella del Diavolo, mentre – stranamente – non risulta averlo fatto verso l’accessibilissima caletta con imbarcadero posta a valle della strada verso lo stabilimento balneare La Paillote, dove campeggiano solo semplici cartelli “pericolo frane”.

I cartelli di inibizione dell’accesso alcaratteristico sentiero dai pallini verdi fanno riferimento esclusivamente all’ordinanza della Capitaneria di Porto di Cagliari n. 47 del 30 luglio 1987, integrata dalla successiva n. 48 del 4 agosto 1987, che inibiscono l’accesso al litorale posto alla base della Sella del Diavolo a causa di frane che – allora – provocarono la morte di un pescatore dilettante e successivi lavori di consolidamento.

Questa sarebbe, quindi, la “base giuridica”, che però non riguarda in alcun modo il sentiero naturalistico e archeologico della Sella del Diavolo.    Se così non fosse, per coerenza sarebbe necessario chiudere anche la strada litoranea verso l’ex stabulario, oggi stabilimento balneare La Paillote, o anche chiudere il medesimo Viale Cala Mosca: infatti secondo questa abnorme interpretazione conducono direttamente alle aree demaniali interdette.

Settimana della Cultura, un gruppo di escursionisti ascolta la guida

Il sentiero naturalistico e archeologico della Sella del Diavolo non conduce minimamente al litorale interdetto, è operativo da oltre dieci anni, promosso delle associazioni ecologiste Amici della TerraGruppo d’Intervento Giuridico.

E’ uno dei pochi “gioielli” naturalistici e culturali di Cagliari ad esser fruibile tutto l’anno.  Sono ormai oltre 8 mila gli escursionisti accompagnati dalle guide ecologiste ad aver conosciuto questo splendido gioiello ambientale e culturale del Mediterraneo.

Il sentiero è stato predisposto a proprie spese dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico grazie alla collaborazione del Comando Militare autonomo della Sardegna e del Comando Militare Marittimo autonomo in Sardegna, titolari dell’area.

studenti tedeschi e cagliaritani in escursione sulla Sella del Diavolo

Non solo.  Spesso e volentieri è stato inserito in manifestazioni pubbliche nazionali e internazionali, quali la Settimana della Cultura e le Giornate europee del Patrimonio, con la partecipazione di rappresentanti dell’Amministrazione comunale cagliaritana, nonché decine e decine di escursioni guidate per scuole e studenti di ogni ordine e grado, sempre con grande successo di pubblico e mai con il benché minimo incidente.

La Capitaneria di Porto di Cagliari, in risposta alla richiesta ecologista, ha confermato (nota n. 12.02.02/736/45174 del 23 agosto 2012) di non aver mai richiesto al Comune di Cagliari la chiusura del sentiero naturalistico e archeologico della Sella del Diavolo per eventuali pericoli di frane: “preme evidenziare che con l’Ordinanza n. 47 del 30.07.1987 … è stato interdetto il transito e la sosta lungo la fascia litoranea del demanio marittimo, incluso lo specchio acqueo compreso entro i 50 metri dalla linea … compresa tra la Grotta dei Colombi e la Torre del Poetto … con Ordinanza n. 48 del 4.08.1987, la Capitaneria di Porto aveva ampliato l’interdizione … fino alla Torre del Prezzemolo e nel contempo aveva vietato l’accesso nelle aree demaniali marittime suddette anche attraverso i sentieri non ricadenti in ambito demaniale marittimo”.    Al Comune di Cagliari la Capitaneria di Porto ha ricordato che “il richiamo delle Ordinanze dell’Autorità Marittima è sostenibile e praticabile solo per i compendi del promontorio aventi natura demaniale marittima e “non ha mancato di fornire la più ampia disponibilità a partecipare ad un incontro che, previa puntuale disamina delle problematiche di sicurezza, consenta una razionalizzazione dei provvedimenti interdittivi”.

le rovine della Torre costiera del Poetto

In parole povere, non sussiste alcun pericolo di frane che abbia legittimamente determinato l’apposizione di cartelli e transenne per la chiusura del frequentatissimo sentiero da parte del Servizio protezione civile del Comune di Cagliari.

A questo punto, non possiamo che attendere da parte del Comune di Cagliari – Servizio protezione civile immediate attività di rettifica del posizionamento di transenne e relativi cartelli inibitori giustamente nei punti dove effettivamente si accede alle aree demaniali a rischio di frane.  Siamo naturalmente disponibili anche ad accompagnarli sul posto.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

in giallo le aree interdette in base alle ordinanze della Capitaneria di Porto di Cagliari


[1]  Il 14° Reparto infrastrutture, Ufficio demanio, con nota n. 4362 del 21 maggio 2012, ha replicato affermando che quell’area non risulterebbe di loro competenza.

[2]  Il progetto tanto caro ad alcuni ha visto – grazie alla legge regionale n. 37/1988, art. 19 – numerose attività (realizzazione di un libro, scritto da un docente di botanica e, soprattutto, da un dirigente comunale, costituzione di una cooperativa, corsi di formazione professionale, ecc.), fra cui spicca una sentieristica poco segnata nome di “piste” (“pista” di che? Di go-kart?), finora sconosciuto nella sentieristica di tutta Italia, dove ci si accontenta di banalissimi “sentieri”, “percorsi” e termini analoghi. Ben 516.000,00 euro (1 miliardo di vecchie lire) per non aver fatto nulla di veramente duraturo ed efficace per la salvaguardia della Sella del Diavolo, anzi per aver tracciato itinerari in aree a rischio franoso.   Gli stessi soggetti hanno visto finanziate ulteriori iniziative sempre dal Comune di Cagliari.

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One thought on “Le transenne comunali sul sentiero della Sella del Diavolo (Cagliari) che ci fanno ancora?

  1. Era evidente fin dall’inizio che non c’erano le basi giuridiche per transennare Il sentiero ne tanto meno per mettere dei cartelli stradali palesemente falsi.
    Penso che alla base di questa scellerata decisione da parte del comune ci sia una scarsa conoscenza del territorio ma sopratutto ignoranza e superficialità infatti l’ordinanza della C.P vieta l’uso del sentiero per accedere alle aree interdette ma non ne vieta il transito. Comunque le due ordinanze non possono trovare applicabilità al di fuori del demanio marittimo, Inltre non e possibile che una pietra che cada a cala Fighera ogni 20 anni porti le autorità competenti a drastiche decisioni, inoltre sarebbe opportuno che le istituzioni si aggiornassero sulla toponomastica e sulla geografia della penisola di S.Elia.
    Grazie per quello che state facendo

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